EPILESSIA: LE ORIGINI

La storia dell’epilessia ha inizio in tempi molto antichi. Etimologicamente il
termine  epilessia  deriva dal verbo greco επιλαμβάνω (epilambenein) che, al passivo (ἐπιλαμβάνομαι), significa “essere colto di sorpresa” o anche “essere invaso” e talvolta veniva definita anche morbo sacro. Ciò era dovuto all’inspiegabilità e all’imprevedibilità delle sue manifestazioni, che per molto tempo contribuirono a ritenerla causata da forze maligne della natura o da divinità avverse. Infatti nell’antica Grecia tanto la religione quanto la dottrina medica dei sacerdoti-medici nei templi di Asclepio, concepivano come normale un diretto intervento delle divinità sulla vita dell’uomo e dunque sulle malattie.


EPILESSIA NELL’ANTICHITÀ

Nell’antichità il male veniva considerato come una realtà esterna ed estranea al corpo dell’uomo, che vi penetra e lo colpisce per volontà di un Dio, irato per colpe, misfatti o omissioni imputabili al genere umano. La malattia rappresenta una sorta di essere che “abita” nel malato. In quei tempi il malato epilettico veniva visto dalla società che lo circondava, come colui che era posseduto da uno spirito maligno, un demone. La convinzione prevalente era appunto che l’epilessia fosse di origine soprannaturale e che in quanto tale non vi fosse alcuna terapia, ma si poteva soltanto confidare in un possibile intervento divino. L’uomo non poteva comprendere le cause del fenomeno bensì soltanto aspettare l’aiuto divino. Per l’appunto tra i più antichi rituali greci ricordiamo la pratica dell’incubazione che veniva praticata presso il tempio di  Esculapio  e consisteva nel far dormire la persona affetta dall’epilessia su una lastra di pietra in attesa della guarigione
notturna ad opera del Dio dell’arte medica. Molto probabilmente il documento scritto più antico che affronta il tema dell’epilessia è costituito da una tavoletta di pietra babilonese conservata attualmente al British Museum. La tavoletta proviene da una serie di quaranta tavole facenti parte del testo di medicina diagnostica babilonese, risale al  500 a.C. ma è una copia dell’originale realizzato tra il 1067 a.C. e il 1046 a.C.
Anche i babilonesi erano convinti che le manifestazioni epilettiche fossero opere di demoni. Inoltre il concetto di possesso da parte di questi spiriti malvagi del corpo umano veniva visto come un possesso violento.


IPPOCRATE E L’EPILESSIA

Il primo grande segno di rottura con il passato è rappresentato dal grande medico
greco Ippocrate di Cos (460-377 a.C.). Il suo nome rappresenta un importante punto di partenza per lo studio dell’epilessia. Egli è stato il primo a rifiutare il carattere soprannaturale della malattia. Con il suo trattato il “ De morbo sacro ” attua una laicizzazione della malattia tendendo a considerare l’epilessia non come una malattia più sacra delle altre ma pari a tutte le altre: «Io non credo che essa sia più divina o più sacra di altre malattie, ma solo che come le altre malattie essa abbia causa naturale e che derivi da questa. Gli uomini invece pensano che essa sia divina per la loro incapacità e per il fatto che essa è straordinaria, non assomigliando a nessuna delle altre malattie […] se la si vuole considerare divina per il suo carattere straordinario, allora molte sono le malattie divine.» L’affermazione che l’epilessia fosse un morbo sacro infatti portava i medici greci a
crearsi un alibi per l’insuccesso della terapia che in realtà era dovuto all’ignoranza circa le cause della malattia. Inoltre affermava:«Io non credo che il corpo dell’uomo possa essere contaminato da un dio, il più corruttibile dal più sacro: ma se anche accade che esso sia contaminato o in qualche modo offeso da un agente esterno, da un dio sarà comunque purificato e santificato, piuttosto che contaminato».
Un altro importante contributo sulla conoscenza dell’epilessia fornitoci dalle opere
ippocratiche è rappresentato dallo studio delle basi fisiologiche del disturbo. “A me dunque questa malattia non pare affatto essere più divina delle altre, bensì ha una base naturale comune a tutte, e una causa razionale dalla quale ciascuna dipende: ed è curabile, per nulla meno delle altre, a meno che per il lungo tempo trascorso non si sia rafforzata al punto da soverchiare i farmaci somministrati”. Innanzitutto afferma che «il cervello è la sede della malattia come di qualsiasi altra malattia con manifestazioni violente». Inoltre Ippocrate utilizzando la sua famosa “ teoria degli umori ” cerca di spiegare l’epilessia come un eccesso di “ flegma ”, provocato da raffreddamenti che portano ad una secrezione eccessiva di muco da parte del cervello. “E vi è un’altra grande prova che questa non è più
divina delle altre malattie: insorge ai flemmatici per natura, ma non colpisce i biliosi, mentre se fosse più divina delle altre, in tutti egualmente dovrebbe prodursi questa malattia, senza distinguere tra biliosi e flemmatici. [11]  Giunse a questa conclusione dopo varie osservazioni fatte soprattutto su capi di bestiame affetti da tale patologia. Nel suo trattato sono descritte anche le caratteristiche principali delle manifestazioni cliniche dell’attacco epilettico quali: soffocamento, perdita della voce, digrignamento dei denti, fuoriuscita di bava dalla bocca, movimenti convulsivi alle mani e occhi fissi. Tutto ciò viene imputato principalmente alla mancanza di aria nel cervello. Antica medicina indiana
L’impurità veniva ritenuta una delle cause principali dell’epilessia venendo di conseguenza consigliati come primo approccio terapeutico  clisteri , purghe e vomito ripetuto.


ANTICA MEDICINA CINESE

Il primo documento sull’epilessia appare nel Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo (Huangdi Neijing) scritto da più medici nei secoli antecedenti l’era cristiana, e riveduto nei secoli successivi. La descrizione delle crisi considerava solo quelle generalizzate e la classificazione si basava sul tipo di grido emesso dal paziente paragonato all’animale che produceva un suono simile.


MEDIOEVO

Circolavano tre teorie sull’eziologia che attribuivano la malattia a forze soprannaturali, ad umori ed a sostanze tossiche ed irritanti. La farmacopea dell’epilessia comprendeva pozioni a base di cranio umano polverizzato, fegato di avvoltoio e vischio. Le erbe curative erano molto apprezzate.


EPILESSIA NELLA BIBBIA

Anche la  Bibbia  offre un contributo. Vi sono passi del  Nuovo Testamento  che vi fanno riferimento. Il primo è nel Vangelo secondo Matteo, cap.17, versetti 14-18, ma una descrizione ancor più dettagliata ci viene offerta dal  Vangelo secondo Marco , cap. 9, versetti 17- 29:
Da questo passo prenderà spunto il dipinto la “ trasfigurazione ” realizzato nei primi anni del Cinquecento da Raffaello. Un altro riferimento biblico ci viene offerto anche dal Vangelo secondo Luca, cap. 8, versetti 38-42.
Tuttavia, è importante notare come questo passo biblico che caratterizza la presenza di questa patologia nel testo sacro, sia probabilmente il frutto di un errore di traduzione: il termine utilizzato dall’evangelista nel testo originale, difatti, è seleniàzomai, che, tradotto letteralmente significa “sono lunatico”.
Le traduzioni originali contenevano difatti il termine lunatico, non epilettico, un termine che rimanda anche al concetto di follia e di possessione demoniaca.
Il termine lunatico in riferimento al protagonista del passo biblico fu sostituito con il termine epilettico solo successivamente e per ragioni non chiare, un’ipotesi è che nell’antichità si riteneva che l’epilessia fosse condizionata dalle  fasi lunari  e, dunque, i traduttori del tempo tradussero arbitrariamente il termine lunatico con epilettico.
La storia dell’epilessia risulta anche segnata dalle vite di molti Santi che, soprattutto durante il  Medioevo, furono invocati come protettori degli epilettici. Ve ne sono stati più di una ventina, di cui la maggior parte fu decapitata. Tra tutti ricordiamo: San Giovanni Battista, San Vicinio, San Genesio, San Vito, San Donato e soprattutto san Valentino , il quale viene ricordato per aver guarito Cheremone, figlio epilettico di Cratone, maestro di retorica a Roma. Dopo l’avvenuta guarigione tutta la famiglia del ragazzo si convertì al Cristianesimo. In seguito i pagani lo uccisero il 14 febbraio.

PERSONAGGI FAMOSI

Molti famosi personaggi del passato avrebbero sofferto di epilessia, un disturbo un tempo chiamato “il male sacro”. Tra i nomi più noti ci sono leader politici, scrittori e artisti, ne citiamo alcuni come Giulio Cesare, Napoleone Bonaparte, Alessandro Magno ed il Cardinale Richelieu. Inoltre…

Fëdor Dostoevskij: È considerato l’epilettico più famoso della storia. Inserì le sue crisi e la sensazione dell’aura epilettica nei suoi romanzi, descrivendole con profonda intensità (come ne L’idiota).
Vincent van Gogh: Le sue crisi e i disturbi neurologici sono stati ampiamente dibattuti e correlati alla sua complessa situazione di salute mentale e fisica.
Gustave Flaubert: Il celebre scrittore francese soffriva di una forma di epilessia che condizionò la sua vita e la sua riservatezza.
Francesco Petrarca: Anche al celebre poeta italiano viene attribuita storicamente questa condizione.
Anche Ercole nella mitologia soffriva di epilessia (il male sacro)

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